Penny Dreadful 2 – Le streghe son… arrivate!

Dopo essere stato catturato dalle possessioni demoniache e vampiresche della prima stagione di Penny Dreadful e dopo essermi appassionato alle nuove versioni complesse e combattute dei personaggi vittoriani che hanno fatto parte della storia della letteratura mondiale, non potevo esimermi dal recuperare questa seconda stagione, che riprende le vecchie tematiche approfondendole ma affiancando ad esse nuove riflessioni, nuovi contenuti, nuovi personaggi e nuove idee.

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Protagonista è sempre la cara signorina Ives, interpretata dalla meravigliosa Eva Green, che tutti desidererebbero avere al proprio fianco almeno per una notte, per cui possiamo biasimare il Diavolo in persona se, in questa seconda stagione, tenta di impossessarsi dell’anima della giovane? Mentre Lucifero cerca di possederla sfruttando l’aiuto di una congrega di streghe, veniamo anche a conoscenza del passato più oscuro di Vanessa, assieme a quello di Ethan Chandler (l’aitante americano Josh Hartnett), mentre l’amore, la sessualità e la seduzione fanno da cornice alle vicende che legano tutti i protagonisti vecchi e nuovi di questo secondo ciclo di episodi.

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La storia d’amore tra Dorian Gray (Reeve Carney) e il suo amato transessuale Angelique (Jonny Beauchamp) fungono da raccordo per tutti gli altri intrecci, dall’innamoramento di Victor Frankenstein (Harry Treadway) per la sua prima creatura donna Lily, nata dal cadavere di Brona Croft (Billie Piper), fino ad arrivare alla innaturale seduzione del buon Malcolm Murray (Timothy Dalton) da parte della perfida strega Evelyn Poole (Helen McCrory), senza escludere tutte le altre storie e i relativi intrecci amorosi che, se dovessi descrivere, impiegherei davvero troppo tempo e troppe righe. Vi basti sapere che il grande plot romantico allestito in questa stagione serve a narrare la complessa fugacità e l’imprevedibile aleatorietà dei complicati rapporti di cuore, dove ognuno resta vittima e carnefice di se stesso e delle sue pulsioni, narrato attraverso l’amore puro e impacciato di Victor fino a quello imposto di Malcolm, passando per l’impossibile storia d’amore del Lupus Dei e della Signora delle tenebre (i già citati Ethan e Vanessa).

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Nel frattempo le colpe del passato, dopo il mancato tentativo di espiazione della prima stagione, diventano qui un fardello con cui convivere che i protagonisti si porteranno dietro per sempre. La famiglia di Malcolm, le creazioni di Frankenstein, la maledizione di Ethan, i doni di Vanessa, sono pene che non fanno parte solo del loro passato, ma anche del loro presente e sicuramente del loro futuro e ognuno di loro dovrà riuscire a conviverci per poter vivere nella maniera più serena possibile. Anche i personaggi secondari vengono qui approfonditi per sottolineare queste tematiche in maniera più marcata: Lily, ad esempio, diventa la principale ossessione di Frankenstein nonché portabandiera di quell’amore terribile, forzoso, violento, pagato; lei, rinata dal suo passato a nuova ed eterna vita, farà dei suoi ricordi e delle sue pene la spada per aggredire la società, diventando la paladina di un femminismo che è caratteristica peculiare di questa seconda stagione. Le streghe della signora Poole, l’immortale Lily, la cieca figlia del signor Putney (che darà un lavoro alla prima Creatura di Frankenstein per poi tradirlo), la moglie di Malcolm e la stessa Vanessa Ives sembrano reclamare a gran voce i loro diritti nei confronti di una società che non le accetta, che vuole sottometterle e che preferisce anteporre l’uomo alla donna.

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Se per molti questa scelta stilistica può essere figlia dei giorni nostri nel tentativo di cercare consenso popolare, per me è invece una riflessione importante in riferimento a quell’epoca vittoriana che davvero demonizzava le donne a tal punto da ritrovarsi a bruciare alcune di esse. Lily, pertanto, non è nient’altro che l’anticipazione dei giorni nostri raccontata in un piccolo stralcio che avrà le sue conseguenze nella terza stagione. Intanto Dorian, ancora una volta più spettatore che protagonista, lascia che gli eventi accadano, difendendo a spada tratta la sua indipendenza, la sua immortalità e il suo segreto; lasciandosi scivolare di dosso l’amore, le passioni, gli affetti, diventando ancor di più il simbolo di quella mostruosità raccontata in questi episodi, una mostruosità nascosta dietro la perfezione estetica, celata dalla bellezza e dalla posizione sociale, laddove la bruttezza e la povertà, le cicatrici e il pallore della Creatura di Frankenstein (Rory Kinnear) diventano l’involucro di quella che Vanessa definirà la persona più umana che abbia mai conosciuto.

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